Può capitare, può essere capitato anche a voi. Magari in qualche uggiosa giornata invernale o, al contrario, in un ozioso pomeriggio di agosto. Lo svelamento: il viaggio del figlio all’interno dell’album di matrimonio dei propri genitori. Momenti che mescolano un leggero imbarazzo alla curiosità di sapere quale location abbia fatto da sfondo al loro primo pranzo ufficiale da novelli sposi, che taglio di abito abbia scelto mamma per quell’occasione; papà aveva i gioielli o ha optato per un look più casual, quel giorno?
Le foto accuratamente scelte e raccolte nell’album sono, da molto tempo, alcuni tra gli oggetti più preziosi per la coppia di sposi, un simbolo non solo del loro legame ma anche dei rapporti che li uniscono ad amici e parenti, dei loro personali gusti estetici e culinari: un piccolo scrigno della loro personalità. Ed è per questo che se capita, di questi tempi, di vedere le foto dei nostri genitori o delle persone che sono convolate a nozze negli anni ’80 o ’90 il nostro sguardo irrimediabilmente si storce, tra un sorriso commosso e l’incomprensione di una moda ormai passata. Πάντα ῥεῖ, tutto scorre. Lo scriveva già Eraclito nell’antica Grecia.
Noi, figli di Instagram e dell’Alta Definizione, tendiamo oggi ad apprezzare foto in posa dai colori desaturati, un pattern di tonalità in armonia con l’ambiente, una certa cura espressiva anche negli attimi di semplicità quali, ad esempio, il momento della vestizione degli sposi o l’immancabile Zio Rino che si accinge con passo felpato verso il buffet, per deliziarsi con l’insalata di cous cous aromatizzata agli agretti selvatici. Gli scatti in posa, scelti prima del matrimonio insieme al fotografo, in questi anni così come in passato, al di là del tipo di movenze e gusti estetici che con il tempo hanno cambiato modalità, sono sempre piaciuti. Questo genere di fotografie possiede, infatti, la capacità di rendere i momenti vissuti nel giorno unico delle nozze ancora più reali della cerimonia stessa, una sorta di quadro artistico che amplifica e potenzia la realtà: cambiano i colori, i modelli degli abiti e i tipi di ristorante ma il desiderio di una foto d’autore che sappia cattura l’anima del proprio matrimonio quello no, non muta. Fino a qualche ventennio fa gli sposi, detto il loro sì davanti a Dio o allo Stato, catturati per qualche ora dal fotografo ufficiale, venivano spinti a posare per tentare di cogliere lo scatto giusto. Erano i tempi dei rullini e delle macchine fotografiche analogiche.
Oggi gli shootings nuziali, nella maggior parte dei casi, pur mantenendo lo stesso bisogno di fondo di “una foto ben fatta”, funzionano in un modo un po’ diverso. Mescolando foto in posa – «Ok, si così. La mano dietro l’orecchio. Perfetto. Sguardo giù. Ottimo… Fate cheese» – e scatti rubati – «Hey, Zio Rino, guarda in camera…» – i fotografi professionisti tendono, infatti, a regalare ai loro clienti ricordi digitali che risultano un perfetto equilibro tra inquadrature da sogno e ricordi fulminei di gesti quotidiani. In poco più di quindici minuti, il tempo dei moderni books, i novelli sposi sono pronti per tornare dai lori cari, dopo aver immortalato qualche attimo magico capace di condensare, in pochi gesti simbolici, il senso del giorno del loro matrimonio. Che siano foto di ritratto, diurne o notturne, o foto ambientate ognuna di esse regalerà alla coppia un ricordo speciale e sognante della propria giornata.
Perché in fondo, che la posa sia suggerita dal fotografo o che si aspetti la luce del tramonto, ciò che resta è l’impressione di un attimo, la magia dell’arte fotografica di salvare per sempre lo sguardo commosso degli innamorati il giorno delle proprie nozze.
Monica Fasano Editor Sintesi di Luce